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Agli alunni dell'IC di Codogno e alle loro famiglie: un pensiero da Stefano Contardi

pubblicato 15 mar 2020, 17:39 da ENRICA STEFFENINI
Ciao giovani dell’IC di Codogno, sono Stefano Contardi.

Ci siamo conosciuti nell’ambito dei Progetti Prometeo e SbulloLandia.
Ricordate?
Attraverso la vostra scuola, desidero raggiungervi con questa “lettera”, fondamentalmente per due ragioni.

La prima, super breve, di cuore: un “sorriso di incoraggiamento e solidarietà”, a voi ed ai vostri familiari.
Abito anch’io nel territorio lodigiano, ho amici che hanno perso persone care … dunque mi risuonano le angosce e le
sofferenze di questo tempo sospeso. Profondo rispetto. Punto.

La seconda ragione è più di carattere sociale ed educativo, per osservare il legame esistente tra alcuni messaggi che
abbiamo condiviso durante i laboratori e la situazione attuale, da vivere tirando fuori il meglio. Con lo sguardo rivolto
al futuro, per progettare una ripartenza super positiva per le nostre comunità.
Se avete voglia, leggetela!
Anche se non avete voglia, leggetela! Il tempo non manca … Eheheheh …

Mi rivolgo quindi a tutti, collettivamente, come foste un’unica persona, un’entità di cui mi sento parte.
Chiamiamola “NOI1”, dai! C’è bisogno!
Uno, come il metro di distanza da mantenere tra persone. Solo col corpo però, perché con pensieri e sentimenti
possiamo starci vicinissimi e farci compagnia.
Parliamo subito di roba scottante: l’amore!
Riuscite a stare senza il vostro grande amore, o vi manca il suono della sua campanella?
Vi manca!
No! Non ci posso credere …
Ah, ok, vi manca solo quella d’inizio intervallo!
Tutto bene allora! Siete ancora sani! Mi avete fatto preoccupare, per un attimo …
Non sto perdendo la voglia di ridere e scherzare, nemmeno voi mi auguro. Non neghiamoci però la realtà: la
situazione è seria, perché COVID19 è molto più forte di CR7.
Questo animaletto è minuscolo, eppure sta provocando qualcosa di gigantesco nelle vite di ognuno, a livello
planetario. Se penso che un “cambiamento così grande” sia partito da un “elemento così piccolo”, mi sorprendo.
Vero? Non vi fa effetto visualizzare il rapporto tra le due dimensioni? A me di brutto!
Finisce, finisce … NOI1 vinciamo questa sfida. Posso dare alcuni consigli? A me per primo, ovviamente.
Innanzitutto dobbiamo essere consapevoli del problema, poi imboccare la via della fiducia. Se ci affidiamo alla sola via
della speranza, senza negare il suo valore, stavolta la paghiamo, più di quanto non stia già accadendo.
Dovete sapere che speranza e fiducia sono due strade sentimentali diverse. La fiducia è una strada che costruisci tu,
con le tue scelte, con i tuoi comportamenti. Ti chiede uno sforzo, ma ti restituisce più potere e certezze. Non sei solo,
forza. La strada della speranza non ti chiede sacrifici, ma …
Voi lascereste CR7 smarcato nella vostra area di rigore? Io no, consapevole della sua bravura, so che farebbe goal. Per
affrontarlo imboccherei la via della fiducia, cioè ce la metterei tutta, con i miei compagni, per non lasciargli spazio e
fermarlo. Solo a quel punto mi affiderei alla speranza. Non prima.
COVID19 è un bomber, non prova compassione, è programmato per infettare, dobbiamo saperlo NOI1. Questa è la
cruda realtà, è una lezione di vita, che ci fa confrontare con leggi della natura, senza scappatoie o raggiri.
No panico, piuttosto senso di appartenenza al NOI1, fiducia, per come ho provato a spiegarvela, e giusto livello di
paura. Sì, io la vivo e mi serve per stare attento, soprattutto rispetto ai miei genitori, che la scuola media l’hanno
terminata nel medioevo, quindi sono soggetti fragili.

L’altra mattina, in tv, mi becco una scena che può aiutare il NOI1 ad apprendere qualcosa, che, sono certo, ci servirà
anche dopo aver battuto COVID19, per superare altri ostacoli, come singole persone, gruppi e società.
Ve la racconto, prima di salutarvi. L’inviata entra in un bar affollatissimo e si avvicina ad un ragazzo, sui venticinque
anni, seduto al tavolo con quattro coetanei.
Lei: “Non hai pensato che sia pericoloso stare in un luogo così affollato di gente?”
Lui, ridendo: “Se mi deve venire ‘sto virus mi viene lo stesso, poi se sto a casa ma gli altri escono, a cosa serve stare a
casa?”
Ho chiara una roba, che ho imparato anche nell’incontro con voi: “le parole agiscono, così come i gesti parlano”.
Non giudico lui come persona, ci mancherebbe, però analizziamo le sue frasi, valutiamo il loro peso. Questo ragazzo,
per quel che dice, mostra di scegliere la via della fiducia o della speranza?
Domanda trabocchetto. Nessuna delle due. Qui si tratta di un mix d’incoscienza, egoismo ed impotenza. COVID19 sta
già brindando, si vede già sul podio dei vincitori, con la musichetta della Champions League ad esaltarlo.
Incoscienza, perché non ha la percezione del pericolo e delle regole igieniche e sociali da osservare.
Egoismo, perché sembra che gli importi solo di sé. Il punto non è esclusivamente non prenderlo, ma prestare
attenzione a non diffonderlo, a non contagiare gli altri, così come gli altri devono fare con noi. Un patto sociale
insomma. Stiamo scoprendo di essere veramente in rete, non solo online. Siamo virali anche offline, siamo tutti
influencer, ma da che parte vogliamo stare? Io tifo per modelli positivi, responsabili.
Infine impotenza, perché sembra che la diffusione o la non diffusione del virus dipenda dagli altri, non da lui, non si
riconosce potere, rassegnato, condannato. Errore: costa fatica, ma le regole da rispettare sono alla portata, non serve
avere 10 in tutte le materie per farcela. Non è impotente, sceglie di sentirsi così, ma forse non se ne rende conto.
Andrebbe aiutato.

COVID19 lo sconfiggiamo col gioco di squadra, quello che serve per creare un buon gruppo classe, per superare un
problema di bullismo, per rispettare l’ambiente, per organizzare una festa solare, in cui ci sia un posto per ognuno.
Ciao a tutte, ciao a tutti! Forza NOI1!

Sarà emozionante ritrovarvi e ritrovarsi col corpo. Si cresce, insieme.
Stefano Contardi
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